Quel sottile piacere dell'ultima pista


C’è un perfino un libro che ha avuto una certa fama, ispirato al sottile piacere della “Prima sorsata di birra” (di Philippe Delerm) e ad altri piccoli piaceri della vita. Ma niente può avvicinarsi alla libidine della prima traccia in fresca o dei binari sulla pista intonsa della mattina presto, lisciata dal gatto delle nevi: una sensazione che tutti noi appassionati ben conosciamo.  Ora, non prendetemi per matto, ma per me sciatore c’è un altro sottile piacere: quello dell’arrivo a valle dopo l’ultima pista. Ultima della stagione – libidine sì, ma anche un po’ di malinconia - ma anche ultima di quella giornata. La pista di rientro. Magari alle 4 e mezza, con la luce già bassa e uniforme, con la stanchezza nelle gambe. Con le gobbacce cattive della neve marcia, superate in scioltezza, mentre il marasma di cannibali arranca penosamente… E ti diverti a slalomeggiare fra di loro… Perché la pista di rientro a valle ha delle caratteristiche assai particolari, di solito. Il dislivello e la lunghezza sono quasi sempre importanti. Spesso e volentieri si  tratta di piste significative, non banali, nel bosco. Piste mitiche. Pensate a una Sylvester a Plan de Corones, a una Dantercepies o una Ciampinoi o una Sasslong in Val Gardena… Oppure sono quelle classiche piste che vengono fatte solo per rientrare (giammai io ho avuto il disonore di tornare a valle con un impianto, qualora la pista fosse aperta, ancorchè in pessime condizioni!), che possono avere le caratteristiche di ‘stradina’. Comunque sia, poi arrivi a valle, quasi sempre fra cumuli di neve marcissima impossibile da curvare. E qui, ci può stare la birra all’ultimo sole dell’apres ski, ma io provo un sottile-grande piacere ancor più grande nel arrivare alla macchina, togliermi gli scarponi, cambiarmi al volo le robe sudate, mettere della musica a un certo volume, e ripartire subito. Non poche volte mi è capitato di finire la giornata di sci in Austria, Svizzera, Francia, a 500 km da casa, e ripartire subito dopo la sciata nel tardo pomeriggio. Musica a palla – hard rock, rock progressive, Vasco -  e via. Non mi pesa. Mi piace. Mi rilassa.

Pensavo a tutto questo quando  la settimana scorsa, a inizio aprile, l’ultima pista – della giornata e forse ahimè della stagione – è stata la n. 1 di St.Anton e precisamente dalla ski area Reindl al paese, zona che non è quella ora più famosa e centrale di St. Anton, ma ha pur sempre un certo pedigree, ovvero un suo perchè da intenditori. Ragazzi, che pistona. Una delle poche nello Ski Arlberg in mezzo al bosco. Lunga (5 km), varia, interessante, intrigante.

La storia è questa: a inizio aprile mi sono fatto 3 giorni di sci belli intensi niente a St. Anton, dove ho sperimentato (vedi a breve prossimo articolo) il nuovo collegamento con Zürs-Lech grazie a 2 nuovi impianti colossali e rispettive piste (cabinovia Flexenbahn e pista n. 100), oltre a ripassare tutte le piste di Lech. Bene, dovete sapere che l’ultimo giorno, per quanto ancora fiaccato da uno stato semiinfluenzale, mi sono concentrato a rifare a tappeto tutte le piste classiche di St. Anton nelle zone Valluga, Kapall, St. Cristoph ecc., poi buona parte di quelle di Stuben (gioiello!). Bene, dopo tutto questo, e una pausa pranzetto all’Albona Restaurant sulle piste di Stuben, me ne torno via sci a St. Anton, più o meno in mezzo alla nebbia (l’imbocco della pista di rientro 78 è stata una bella performance di intuito e senso dell’orientamento), stanchissimo, pronto a riprendere l’auto e ritornarmene al di là del Brennero, una volta giunto in paese (evitando la nerissima gobbosissima marcissima affollatissima Kandahar…). Una volta giù invece, mi dico… Va beh dai, mi sto riprendendo… attraversando la strada (stupendo ora St. Anton, praticamente tutto pedonale) in 5 minuti potrei ancora salire per un’ultima occhiata alla zona Reindl, che sta dall’altra parte della valle. E così faccio. Vai! Premiato da una neve assolutamente invernale, grazie all’esposizione nord ben protetta. Ed ecco perché mi ritrovo alle 16.30 del  5 aprile su questa ‘ultima pista’, la n. 1 dalla montagna Reindl. Per una libidine totale, o meglio, un mix di piacere: la grande sciata in una super pista, ma anche il più sottile e non meglio definibile piacere per …Per questi motivi che ora vi racconto.

Primo: sono sano e salvo, le gambe sono stanche, ma a posto; sì, io lo penso sempre: anche oggi non mi sono fatto male, sono carico, ho fatto una bella sciata. E a volte penso che la giusta pista per finire la giornata non è l’ultima…ma … la penultima. Nel senso che dopo 7 ore di sci è anche meglio saper dire di no. Quante volte mi son detto: ne faccio un’altra ancora. Ma più spesso ho deciso: ne farei un’altra ancora, ma è tardi, la visibilità non è più ottimale, sono un po’ stanco: basta. A casa. E così ho fatto dopo aver provato 2 piste in quota ed essere tornato giù per la 1 del Reindl.

Secondo motivo: beh, io, contrariamente allo sciatore normale, che ama ritrovarsi la mattina presto a tirare le curve su piste ancora deserte, sono un tipo a carburazione lenta. Alla mattina sono impastato, lento, un mezzo disastro. Poi mi riprendo verso le 10, e vado avanti benino ma non benissimo fino alle 13 o 13.30… Poi, quando i più si metterebbero gambe all’aria, faccia al sole, su uno sdraio (o rientrerebbero per una sauna e/o una pennichella), io ‘mi scaldo’ ed entro in forma, con quel tanto che basta di disinibizione grazie a una birra o un po’ di vino. Mi è capitato di sentirmi più in forma alle 3 del pomeriggio dopo un lauto pasto che alle 9 di mattina… E poi…

Ah, quel sottile piacere di ritrovarsi belli stanchi, gambe dure e dolenti per le quali pregusti sollievo, e la mente libera, tutti interi, dopo l’ultima pista…

Nella foto: quella sì che è un'ultima pista: arrivo sulla Streif a fine marzo (era il 2014). Nell'altra foto: ski area Reindl nell'Arlberg - St. Anton



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