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Comanda la natura. Un'opinione scritta di getto, mentre si trepida per i sepolti dell'hotel Rigopiano


Comanda la natura. Un'opinione scritta di getto, mentre si trepida per i sepolti dell'hotel Rigopiano
20-01-2017

Quella neve gioiosa. Quella neve che per noi è amica. Che aspettiamo e che più ne cade più ci esaltiamo. Non sempre, purtroppo, la neve è bella. La neve, la montagna (ma anche il mare, il bosco, il cielo. Tutto…) sono manifestazioni della natura. Sono LA Natura. E comanda lei. Noi siamo nulla, con i nostri aggeggi che ci fanno sentire supersicuri. E di fronte alla troppa neve, solo pochi uomini (eroi), con i due semplici amati sci, vanno su, nella bufera, e vanno a scavare per salvare le persone. Solo loro, prima loro. Pochi uomini, i loro sci, le loro pale, le loro braccia, la loro forza d’animo. Elicotteri, ‘turbine’, spazzaneve, cellulari? Macchè. Purtroppo è tutto molto più ‘semplice’. L’uomo di fronte alla natura. A questo sto pensando – ma anche a tanto altro - nelle ore della tragedia dell’hotel Rigopiano, proprio mentre si trepida per altri probabili superstiti.

Come presunto esperto di montagna (esperto di un bel niente, invero) mi sento particolarmente coinvolto dalla vicenda. E mi trattengo al momento, da considerazioni tecniche, perché non sono abbastanza competente. E invece chi parla e straparla dando la colpa ai soliti altri, chi fa polemica senza sapere nulla, dal comodo divano del salotto, mi fa veramente rabbia.  Stiamo ascoltando “una torrenziale, inarrestabile sequenza di cavolate politico-ideologiche-dietrologiche-insinuatorie-calunniatorie-speculatorie”, per dirla con le parole che copio pari pari dall’amico e collega Stefano Tesi.

Io che la montagna e l’Appennino li conosco un po’, e so che vuol dire una bufera lassù, una cosa però la voglio dire anch’io.

Ma perché non si è provato a trasportare d’urgenza il più vicino possibile alla strada per il Rigopiano (con camion a  rimorchio ma anche ‘con mezzi loro’) 2 o 3  gatti delle nevi requisiti temporaneamente dalle stazioni sciistiche più vicine? E poi motoslitte, una volta che fosse stata aperta una traccia? Gli uomini delle piste, con la loro abilità ed esperienza, se la sarebbero cavata egregiamente in quei frangenti, per portare più velocemente altri soccorritori in loco. E una volta là, i gattisti avrebbero potuto mettere in sicurezza alcune aree con le loro pale così da rendere meno dura l’attività dei soccorritori locali. Non c’è mezzo più veloce e potente di un gatto, altro che turbine! Certo anch’io mi chiedo perché con il terremoto e tanta neve ci fosse ancora gente là, ma forse anch’io, se avessi prenotato una vacanza, avrei fatto lo stesso. Non avrei avuto fretta di tornare. Perché la neve è bella e amica. E invece può essere anche pericolosa, ricordiamocene sempre anche durante il più banale fuoripista! Una seconda cosa, infine: mi ha colpito la solidarietà che lega la gente di montagna di ogni latitudine. Fra i primi soccorritori c’erano anche quelli del Soccorso alpino emiliano, precipitatisi là (sono 400 km) senza tante burocrazie. E poi, se questa notizia della valanga ha fatto il giro del mondo (era prevedibile), mi ha fatto piacere che sull’importante quotidiano austriaco Der Standard il sindaco di Galtür, la stazione sciistica del Tirolo occidentale dove nel 1999 una valanga colossale distrusse mezzo paese (nelle foto) e causò 31 morti (ma da noi non fece tanto scalpore, quasi che sulle Alpi fosse una cosa normale), abbia espresso solidarietà: “Siamo con voi, sappiamo cosa vuol dire una tragedia così: segna una comunità per sempre.” http://derstandard.at/2000051185326/Buergermeister-von-Galtuer-Wir-fuehlen-da-sehr-mit?ref=rec

Da noi, invece, tante polemiche e sciacallaggi disgustosi.

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