"E la chiamano neve" dossier WWF

19 Gennaio 2007

Le mancate nevicate invernali, un’evidente manifestazione dei cambiamenti climatici in atto, stanno portando ad un fenomeno di rincorsa ad una risorsa preziosa come l’acqua attraverso l’innevamento artificiale, una forma di adattamento sbagliato e poco lungimirante ai cambiamenti climatici che rischia di aggravare ancora di più il male prosciugando risorse naturali ed economiche. Ad una settimana dall’allarme Ue sui rischi che corre l’Italia a causa dei cambiamenti climatici il WWF ha elaborato una stima per l’intera superficie delle piste attualmente innevate con neve artificiale in Abruzzo: circa 300 milioni di litri di preziosa acqua Per l’innevamento artificiale è stato dichiarato che in questi giorni sono stati già utilizzati oltre 100.000 litri di acqua potabile all’ora. Considerando che la popolazione dell’intera regione è di circa un milione di persone e il consumo medio giornaliero è di 213 litri pro capite, l’acqua utilizzata per far funzionare artificialmente le stazioni sciistiche equivale ad 1 giorno e mezzo di rubinetto aperto. Il WWF ha già chiesto ufficialmente alla Regione di conoscere se nelle località in cui è stata usata acqua potabile nel contempo sia stata tolta agli usi prioritari che sono quelli idropotabili. Oltre allo smodato consumo d’acqua, bisogna considerare che i cannoni sono estremamente energivori. La produzione dell’energia necessaria a far funzionare 100 cannoni per una intera settimana comporta l’emissione di circa 270 tonnellate di CO2. Sarebbe necessario piantare un bosco su una superficie uguale a 70 campi di calcio per assorbire questa quantità di anidride carbonica (un ettaro di bosco assorbe circa 4 tonnellate di anidride carbonica l’anno). Infine, il fatto che la neve artificiale sia totalmente diversa da quella naturale da un punto di vista chimico fisico determina una completa alterazione del ciclo idrico delle zone innevate forzatamente: gli strati più compatti di quelli naturali formano al loro interno delle lamine di ghiaccio provocando conseguenze ambientali sulle rare vegetazioni di quota fino, ad esempio, ad un ritardo delle fioriture. "In Abruzzo - spiega Michele Candotti, Segretario Generale del WWF Italia - le aziende turistiche premono per avere lo stato di calamità sebbene il WWF già nel 2001 lanciò le proposte di turismo sostenibile per riconvertire attività invernali anche alla luce delle possibili alterazioni ambientali. Uno stato di calamità significherebbe ricevere investimenti pubblici per rimettere in moto il comparto. Se la strategia da perseguire però sarà solo quella di innevare artificialmente le piste abruzzesi, questa politica è in perdita già in partenza. Ed il caso “locale” abruzzese è solo la punta dell’iceberg di un comparto, di un’industria, quella turistica invernale, che potrebbe essere obbligata in tutta Italia a riscrivere i propri standard, le proprie condizioni di sopravvivenza, il proprio stile, obbligata ad un adattamento non più procrastinabile che ai connotati ambientali aggiunge anche quelli di sostenibilità economica di lungo periodo". L’acqua è un bene sempre più raro: l’innevamento forzato è uno spreco e soprattutto una contraddizione visto che i cittadini sono sempre più invitati a limitare i consumi di acqua, dall’uso della doccia a quello delle lavatrici. La mole d’acqua per far fronte alle esigenze del comparto turistico, va precisato, non necessariamente proviene dall’acquedotto che eroga ai cittadini. Sappiamo però che l’acqua è fondamentale anche per altri usi, soprattutto quello agricolo: ecco perché sembra paradossale destinarla ad un impiego per lo sci invernale. La stessa considerazione vale, con le differenze del caso, per le Alpi: gli investimenti pubblici che hanno accompagnato l’infrastrutturazione valtellinese per i mondiali di sci, gli scempi ambientali compiuti nel Parco dello Stelvio a nome dello sviluppo del turismo alpino invernale mostrano senza pietà e senza scuse i propri limiti, l’assenza di progettualità e, soprattutto, l’equivoco mal celato con il quale si compiono le peggiori speculazioni ambientali in nome dello sviluppo locale: l’assenza di neve sta mettendo a nudo anche questa menzogna. Secondo un’analisi realizzata dal WWF, nella stagione sciistica 2005-2006, le Alpi italiane sono attraversate da 4.693 km di piste da sci da discesa, di cui oltre il 60% innevato artificialmente, da 2.981 km di piste da fondo, di cui 304 innevato artificialmente da 61 km di piste dedicate allo snowboard, da 129 cabinovie, 684 seggiovie, 74 funivie, 487 skilift e 84 tapis roulant. Spesso l’acqua utilizzata è quella potabile prelevata dagli acquedotti, portata in quota con tubature e impianti realizzati ad hoc e al disgelo scaricata a valle aumentando così l’erosione dei suoli di alta montagna. ‘’Rispetto alle economie locali – aggiunge Candotti - il WWF ha spesso suggerito agli amministratori e a tutti gli attori economici di ripensare l’industria del tempo libero invitando ad uscir fuori dalle logiche dell’emergenza visti i profondi mutamenti delle condizioni ambientali. L’Italia è un paese ricco di opportunità, basta saperle cogliere. L’Abruzzo, ad esempio, ha un’offerta ricchissima per il turismo ed è inutile e poco lungimirante accanirsi su una strada - quella dell’innevamento emergenziale continuato - che mima ed evoca le pratiche alpine ma che è dannosa per l’ambiente e non sostenibile dal punto di vista economico. La montagna non vive di sola neve, se quella artificiale si può chiamare neve".

di Andrea Greco
19 Gennaio 2007

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