da 0 a 300... Bollettino neve: come si legge, come si interpreta


In questi giorni già di piena frenesia sciistica, stiamo lì in ansia per ottenere il dato che più ci interessa: l’altezza della neve nella nostra località preferita, o della neve attesa nella prossima perturbazione, o della neve presente nella località che vorremmo andare a provare… e così via, fra una ridda di 10-50 cm, 0-80, 10-210…. Comunque la rigiriamo, è sempre lo spessore in centimetri, fin dall’inizio dello sci turistico con i primi ‘bollettini della neve’, il parametro classico di riferimento; poi si è iniziato a parlare di rapporto fra impianti aperti e impianti totali, che  sicuramente è un’informazione più significativa; ma ancor più significativo è il dato di km lineari di piste aperte sul totale, mentre – per inciso - negli USA da sempre si ragiona in termini di superficie sciabile (in acri; in Europa noi parleremmo di ettari o di metri quadrati). Comunque sia, il dato reale della precipitazione nevosa in cm conserva un rilevante valore oggettivo e su queste cifre c’è in ballo anche una buona dose di presenze e giornate skipass.

Ebbene, vi siete mai chiesti chi misura e dove lo strato di neve? I meteorologi tramite postazioni ad hoc dislocate sul territorio in punti opportuni (stazioni o capannine meteo con sensori e sonde, raramente integrate da rilievi diretti), certo… Ma quante volte non ci siamo trovati d’accordo con lo spessore comunicato dalle località, che guarda caso è quasi sempre in eccesso? Bene, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Il buon senso direbbe che 50 cm di neve a Courmayeur possono essere misurati piantando un metro in un qualunque prato fuori paese, e così l’asticella segnerebbe 50 cm… Ma non è così semplice. A livello di marketing turistico spesso si tratta di stime semplificate e, diciamolo, a volte un po’ ritoccate. Non si tratta comunque dello spessore in pista, perché quello, con la battitura e con l’innevamento programmato, rimane sempre più meno costante, di alcune decine di centimetri. E come sappiamo, ci può essere 0 neve in campo aperto, ma con tutte le piste in funzione. Il dato che dovrebbe più interessarci, allora, è quello della precipitazione nevosa sia a livello previsionale sia immediatamente a fine evento. Se le stazioni meteo dicono che ieri è caduto 1 metro di neve sul Grostè a Campiglio, state sicuri che quel metro c’è anche il giorno dopo. Poi nei giorni successivi questo strato si riduce ovviamente, ma è un bell’andare... Questo ovviamente era un esempio.

Piccolo inciso: chiariamo che in meteorologia 1 cm di neve equivale a 1 mm di pioggia. Poco? Molto? Beh… 1 mm di pioggia si intende su 1 mq, il che equivale a 1 litro su mq. Su un campo da calcio di 8000 mq sarebbero 8000 litri… mica male. E una pioggia più seria (1 mm non lo è), ad esempio 10 mm, sarebbero 80.000 litri, cioè 80 tonnellate. Pazzesco vero quanto pesa l’acqua? Ma torniamo alla neve. Sul peso della neve, che chiarirà meglio come un semplice ‘mucchietto’ che scivola giù sia già una valanga che può fare molto male, ne parleremo in altra occasione. Ora chiediamoci da cosa dipende lo strato di neve che si deposita al suolo e come esso si modifica. Come mai, alla fine di una nevicata, possiamo trovare in valle 20 cm di neve compatta e magari in quota 40 cm di neve farinosa, nello stesso periodo di tempo?

E’ forse stata più abbondante ed intensa la nevicata da 40 cm rispetto a quella da 20? E perché dopo qualche giorno, anche se non fa caldo, lo spessore si riduce? A volte è vero, ma tutto dipende, come sempre, da temperatura ed umidità.

Quando nevica a una temperatura limite (0 °C od anche fino a 1-2 °C) come può accadere nel fondovalle, il fiocco è umido e pesante. Pertanto qui assistiamo a due fattori che riducono lo spessore della neve: una parte della neve si scioglie a contatto col suolo; secondo, la neve, pesante e bagnata grava su se stessa compattandosi sempre di più. Se invece, a parità di cm di precipitazione, la temperatura è saldamente sotto lo zero, la neve è asciutta e leggera e quando si deposita al suolo rimane molta aria tra un fiocco e l’altro. Ecco perché lo strato di neve ‘lievita’.

Ma col passare dei giorni, l’aria imprigionata tende a liberarsi ed il manto si assesta, riducendosi di spessore anche considerevolmente.

Ecco anche spiegato perché, se siete amanti dei bollettini della neve, a due nevicate da 40 cm l’una a distanza di qualche giorno, non corrisponderà mai uno spessore finale di 80 cm. No, la neve non si è sciolta o non è stata spazzata dal vento: semplicemente si è compattata. Dopo qualche giorno, al netto da accumuli ventosi, lo strato si rivelerà più o meno uguale ovunque.

Però è anche vero che a volte sulle cime fa neve e a valle non fa nulla. Questo avviene con venti da nord e fohn in valle: l’aria è talmente secca a bassa quota per effetto fohn che i fiocchi di neve ‘evaporano’ e non raggiungono il suolo. Eh… non è così semplice. Morale: godiamoci la neve, quella che c’è!


In collaborazione con Matteo Bottonelli

Foto: Arpa Veneto; Aineva



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