La vera notizia: aumentano gli sciatori secondo il Dossier Skipass Panorama Turismo


Non me lo spiego: sono anni che sento dire e leggo che lo sci è in calo nelle preferenze della gente, che gli sciatori praticanti sono sempre di meno, che le stazioni sciistiche per salvarsi devono sapersi riconvertire per offrire una proposta non incentrata solo sullo sci da discesa, ma più orientata alle attività alternative (e molte lo hanno già fatto, e anche bene). Eppure… Eppure lungo i percorsi pedonali battuti, con o senza ciaspole, quanta gente si vede? Dieci, venti persone? Forse un centinaio bene che vada, in una giornata. Quando sulle piste da sci ci ritroviamo sempre in migliaia, salvo particolari eccezioni, tipo l’Alpe di Siusi o il Renon in Alto Adige, dove camminare in montagna è espressione di una cultura più nordica del vivere la montagna. Intendiamoci, non ho nulla contro i camminatori sulla neve. Io stesso, da adoratore dell’Alto Adige dove gli itinerari segnalati sono tanti,  faccio escursioni con le racchette, o mi concedo un’esilarante discesa in slittino dopo la camminata. E mi piace un sacco, non lo nego. Ma dai, diciamolo una volta per tutte: sui sentieri non si vede mai una gran folla.

E allora mi fa un po’ sorridere che da più parti i percorsi slow vengano proclamati come la panacea per le stazioni sciistiche in crisi. Quando è evidente che il traino di tutto il settore, il vero motore è sempre e solo lo sci, nelle stazioni grandi come in quelle piccole. Volenti o nolenti sono le stazioni che PRIMA hanno una dotazione di piste e impianti sempre all’avanguardia, e DOPO hanno anche tutto il resto, a rivelarsi vincenti. Poi i due aspetti, offerta tecnica e infrastrutturale e offerta slow e relax, cresceranno sempre assieme. Ma la gente PRIMA vuole tante piste e impianti moderni, POI va anche a farsi la ciaspolata. Certo, è giusto e meritorio ampliare l’offerta della montagna invernale in chiave sostenibile. Ma sembra più un auspicio, quasi una moda ‘ecologicamente corretta’, che una realtà, quasi che facesse fare bella figura…

A tal proposito prendiamo l’ultimo Rapporto Panorama Turismo di Skipass 2015, realizzato dalla società JFC di Massimo Feruzzi, appena presentato durante la fiera modenese. Un gran bel lavoro (fra gli influencer intervistati, anche il sottoscritto…). Emerge che le attività slow sono assai apprezzate e ricercate, tanto che anche sul Corriere della Sera, un articolo del collega Massimo Spampani mette in grande evidenza proprio questi aspetti di novità.

Ma poi dipende sempre come interpreti le statistiche e i numeri… In un settore invernale  – si legge sul Corriere - che secondo il Dossier si prevede in crescita del 7,8% (ottima notizia) per un valore compreso l’indotto di 10 miliardi di euro, “i fattori motivazionali per la scelta della destinazione sono altri. Il primo è legato alla certezza di trovare una località con una molteplicità di opzioni e che sappia «cambiare pelle». In sostanza vinceranno le destinazioni che sapranno coniugare al meglio «sci e oltre lo sci». Le località ‘multiskin’. Discipline tradizionali sulla neve ma anche quelle nuove, non agonistiche, slow , come pure vivere la neve senza sci”. Lo stesso, seppur con meno enfasi, segnala il bravo Max Cassani, de La Stampa.

Tutto molto bello, e condivisibile, e in pratica non molto distante dalla mia sensazione di addetto ai lavori che frequenta le località. Ma secondo me la vera notizia che si evince dai dati del Rapporto JFC è non è questa. E’ un’altra, ed è passata inosservata: gli sciatori praticanti sono in crescita! E notate: fra 34 e 50 anni di fascia alta sono 70.000 su un totale di 96.000 i nuovi sciatori che esprimono desiderio di neve e di sci anche se non sono mai stati in montagna prima: mica pochi! E notate: gli sciatori seriali, cioè regolari, sono in tutto 2.189.000 (dato previsionale) 2015-16, con crescita del 4,6% rispetto all’anno passato. E’ vero che freestyle e snowboard crescono di più (10-11%), ma su una base di praticanti molto inferiore. E poi è boom per lo sci alpinismo: +33%, e se ne aveva avuto sensazione. Invece sono in calo i ciaspolatori….  E allora, come la mettiamo? Su quello avrei fatto i titoli degli articoli: gli sciatori sono in crescita. Già si era visto in mercati evoluti e importanti, come la Germania, che lo sci, anche fra i giovani, è sempre stato in auge e soprattutto gode da anni di un’immagine trendy.  E, per quanto gli amici della grande stampa turistica vadano dicendo il contrario, che lo sci in Italia è un prodotto maturo, costoso e bolso, già si vedono anche in Italia segnali di riscossa. Prima era una sensazione, quasi una speranza di noi addetti ai lavori. Ora ci sono anche i dati a dimostrarlo: lunga vita allo sci!



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