... Protocolli sci antivirus: e se aprissimo il 7 gennaio?


Oggi è il trend topic: aprire le piste o no? Toh, ce ne hanno messo di tempo grande stampa e politici a porsi il problema. Meglio tardi che mai. Purtroppo la semplificazione del dibattito ha portato alla perniciosa analogia "sci=roba da ricchi=non essenziale=le discoteche di Porto Cervo". Ahia ahia. In un nostro precedente intervento in tempi non sospetti (maggio) prefiguravamo tre diversi scenari di apertura. Con il numero 3 non ottimale, ma più realistico (ci abbiamo indovinato). Ora, le proposte di protocollo avanzate dalle Regioni sono più o meno in linea con questo scenario 3 (vedi qui: ,https://www.dovesciare.it/ski-writer/2020-05-25/come-vedo-lo-sci-nel-2020-2021), possiamo pertanto riadattare questa ipotesi di lavoro, che mi sembra di assoluto buon senso. 

Lanciando prima una provocazione-sondaggio: vi accontetereste di un'apertura il 7 gennaio? Io sì. Vi spiego perchè proprio questa data così apparentemente... stupida. Questa è una stagione ormai compromessa e come in tutti i settori i danni sono e saranno inenarrabili. Allora a che pro saltare le Feste, che rappresenterebbero un po' di ossigeno per tutti (ma - aggiungo - farebbero girare anche un po' tutta l'economia e tutta la società, anche 'moralmente')? Semplicemente, per lasciar un po' sbollire il dibattito convulso e la sovraesposizione mediatica di questi giorni, per poi entrare in azione gradualmente, lentamente, senza troppe pressioni nè visibilità addosso. E poi decollare, a pieno regime, a febbraio, se le famigerate curve, non quelle che ben conosciamo che incidono la neve, lo permetteranno. Tra l'altro, credo che noi sciatori ci 'autoregoleremmo' e che ahimè non si raggiungerà mai la piena capienza delle stazioni. Vuoi perchè una certa percentuale sarà oltremodo prudente, e non si muoverà da casa nemmeno con il permesso, vuoi perchè alcuni avranno purtroppo problemi economici, vuoi perchè non tutte le strutture ricettive e di servizio vorranno essere operative. Non ultimo: noi sciatori non siamo quegli incoscienti infami untori che ci hanno dipinto i vari sceriffi del web. Vero? E quindi faremo i bravi.

Ed ecco, quindi, il mio personale protocollo, che si fonda sul buon senso, sulla ragione e sulla responsabilità individuale di tutti noi. Non mi sembra terribile poterlo rispettare. dal 7 gennaio. E se sarà prima, meglio.

Code

Premesso che questo è il classico problema più percepito che reale (come noi dell’ambiente sappiamo bene, le code ci sono mezzora al giorno, qualche giorno dell’anno, solo in certe stazioni, grazie agli impianti di nuova generazione ormai prevalenti), certamente sarà saggio organizzare la prevendita di skipass on line in prevendita e/o un adeguato potenziamento casse; inoltre, servizio d’ordine in determinati orari, specie nei punti di arroccamento da valle con funivie e cabinovie. Poi, cercare di dirottare parte degli sciatori su altre direttrici di arroccamento o situazioni intermedie più a monte con mezzo privato, ove e quando possibile. Credo comunque che ci sarà un’autoregolazione spontanea: ok, abbiamo voglia di sciare, ma perchè dovremmo alitarci in faccia stretti in una coda? A parte che io non lo farei nemmeno in tempi normali. Comunque, pensateci, una coda di 100 persone a 1 metro o più l’una dall’altra ‘sembra’ lunga ma è più ordinata e richiede lo stesso tempo.

Impianti

In quelli coperti (cabinovie e funivie) e skibus: auspicabile 50% della capienza, salvo 70% in casi particolari e 100% in casi di emergenza. Nessuna limitazione per seggiovie e skilift, dove ovviamente devono sempre essere gestite eventuali code o infittimenti. Bene l'igienizzazione e la pulizia spinta (ma questo anche in tempi normali sarebbe auspicabile).

Itinerari alternativi

Favorire nei grandi comprensori l’utilizzo di impianti e itinerari ‘minori’ o più decentrati, attraverso app, mappe, avvisi, promozione specifica. O leggendo i nostri articoli su dovesciare.it... alla ricerca e riscoperta di piccole stazioni.

Mascherine

Da indossare nelle code, su impianti chiusi, dentro le stazioni e ovviamente in situazioni esterne ove ci sia necessità. Per il resto, il normale abbigliamento da sci garantisce sufficiente protezione.

In pista

Evitare di raggrupparsi e di parlarsi da vicino durante le soste. Così bello è il silenzio in montagna...

Ricettività, ristorazione, bar

I protocolli attuali sono sufficienti. Starà al singolo esercizio non favorire assembramenti e in generale a rispettare le regole.

Ristorazione e bar in quota

Protocolli attuali: vanno bene. In particolare: solo posto a sedere distanzaito, assegnato e/o prenotazione, preferibilmente esterno. No apres ski ‘come una volta’, ma aperitivi e drink solo con posto a sedere distanziato. Vietate stazionare in piedi dentro i locali. Certo, questo creerà problemi, tempi più lunghi... ma potrebbe rivelarsi tutto più ordinato e confortevole. Non tutto il male vien per nuocere...

Passeggiate, escursioni, slittino, sci di fondo, sci alpinismo

In pratica, stessi protocolli dell’attività sportiva individuale all’aperto. Nessuna limitazione, salvo situazioni particolari di assembramento (ad esempio, afflusso eccessivo su un percorso con strettoia o salita ripida ecc.). Lì sta all'intelligenza dei singoli. In gruppo si deve procedere distanziati. Durante le soste evitiamo di parlare forte da vicino.

Commercio e servizi in valle

Protocolli normali delle regioni 'gialle'.

Periodo

Ovviamente, spero che si apra almeno da prima di Natale, ma come detto ‘mi accontenterei’ anche di un rodaggio dal 7 gennaio, per poi entrare a pieno regime, magari con meno limitazioni, a partire da febbraio.

 

Allora.....è tanto difficile? E’ così scandaloso pensare di poter sciare? O molti sono accecati da pregiudizi di fondo, di stampo ideologico-punitivo, sull’opportunità morale dello sci, che tra l’altro è uno degli sport più sicuri da un punto di vista ‘igienico’? Temo che sia così… ma spero comunque che alla fine le autorità non vogliano ‘suicidare’ del tutto  il nostro settore e che la ragionevolezza prevalga. Anche perchè Austria, Francia, Svizzera, numeri o non numeri, non stanno a guardare. Sicuro. 

Nella foto qui della Pista Vaiolet di Carezza e della Loetschental Lauchernalp in Vallese, dedicate a quelli che mettono foto di assembramenti... Emblematiche. Ecco come sono le piste per il 70% del tempo. Altro che code...



Comments

Comment

Concordo su tutta la linea pero'...
Tante piccole cittadine vivono di sci fermarsi sarebbe un suicidio economico. ovvio che non auspico il "liberi tutti" ma un apertura razionale, tenendo conto delle restrizioni ( zone rosse, gialle... ).
Quindi si potrebbe ipotizzare l'apertura degli impianti ( dal 20 Dicembre ) a regime ridotto ( NO zone rosse ) dando la possibilità di sciare solo nella propria regione ( tantissimi hanno seconde case in montagna ). Così non si terrebbe fermo il settore, si darebbe la possibilità e il tempo di studiare ed eventualmente migliorare il protocollo esistente, per poi aprire in maniera più decisa dal 7 Gennaio come suggerito in quest articolo.
Questa soluzione non andrebbe a coprire in toto il mancato guadagno del periodo Natale - Capodanno, ma potrebbe in parte tamponare una perdita notevole.

Aggiungi un commento

Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.