Considerazioni sull’incidente di Michael Schumacher a Meribel, part I


In Italia, siamo 2 milioni di sciatori. Mica pochi. Sì, ma gli altri 58 milioni? Come vedono lo sci gli sportivi comuni o le casalinghe di Voghera, ora che è sparito dalla TV (e perfino dall’ultima pagina dei quotidiani sportivi)? Noi, infatti, da appassionati e addetti ai lavori, siamo talmente ‘ dentro’ questo mondo, da non renderci proprio conto di quale sia la percezione della gente comune. Ebbene, credo che per gli ‘altri’ lo sci non sia che uno sport minore, uno dei tanti,  lontanissimo dalla propria vita. Come per me il tiro a volo o la scherma (con tutto il rispetto). Per di più, pericoloso e impattante sull’ambiente.

Faccio queste considerazioni ogni qualvolta quando il nostro mondo sale alla ribalta per l’eco mediatica generata dalle grandi negatività: i morti sotto le valanghe, le collisioni fatali, e gli incidenti in genere. Ricordate quello di Schumacher?. Mentre il decorso dell’ex campione è ancora avvolto nel mistero,  lascio da parte in questa sede la tristezza per la vicenda umana (con i conseguenti  doverosi auguri), ma ho paura che questo evento lascerà strascichi importanti per tutto il movimento dello sci  negli anni a venire. I genitori iperprotettivi di oggi (crisi economica a parte) credete che faranno sciare i propri pargoli? Se c’erano degli indecisi, indovinate cosa faranno…  Nelle stazioni spunteranno ovunque più divieti e transenne. Ci toccherà sentire il politicante di turno proporre leggi per vietare il fuoripista o per obbligare a materassi e reti tutto il bordo pista… Ci saranno contenziosi per qualsiasi incidente.  Sarà paranoia totale. Le stazioni più deboli accelereranno l’avvicinamento alla definitiva chiusura. Quelle più forti investiranno di più in sicurezza (parentesi: in Francia questo non farà male. I cugini d’oltralpe sono fin troppo faciloni). Insomma, l’incidente di Meribel lascerà il segno anche in Italia, forse in tutta Europa, ma spero di sbagliarmi.



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