Bellissima, lunghissima... Gardenissima!


La stagione ormai agli sgoccioli e la neve molle (ma come sapete a me piace anche quella…) non deve impedirci di vivere ancora esperienze sciistiche stimolanti. Per esempio, questo è il periodo delle gare un po’ ‘pazze’. Le spassose (per chi le guarda) ‘feste delle pozze’, in cui si fa a gara a tuffarsi con i più bizzarri mezzi di scivolamento…? Non solo quelle. Mi riferisco a eventi a metà strada fra la festa e la gara agonistica: ce ne sono ancora parecchi, soprattutto all’estero, mentre in Italia è finita l’era dei ‘gigantissimi’ (ricordo molti anni fa qualcosa del genere a Cervinia e in Marmolada). Cito a memoria per esempio il White Ring a Lech (ultima volta il 16 gennaio scorso), una gara-circuito che prevede anche impianti di risalita, 22 km di discesa, 5500 m di dislivello e 1000 partecipanti; o l’Inferno Rennen a Mürren in Svizzera (alla 75 edizione a gennaio 2017)!, o la Discesa delle Streghe (Hexenabfahrt) a Belalp in Vallese, o ancora la discesa fino a Tröpolach da Nassfeld-Pramollo, in Carinzia, che tuttavia non viene più fatta negli ultimi anni….

Sono tutte manifestazioni molto belle e ben organizzate, in cui prevale una forte componente fun, che a volte vira verso il goliardico… Ma quella che considero il top fra le gare ‘strane’ ha dalla sua un notevole spessore tecnico-agonistico, pur non facendo venire meno lo spirito allegro e festaiolo: si tratta della Südtirol Gardenissima, oganizzata perfettamente da Val Gardena Marketing e da varie realtà della valle con stuoli di volontari e addetti ai lavori. Proprio sabato scorso 3 aprile è andata in scena la sua ventesima edizione, con 701 partecipanti e 19 nazioni rappresentate, compreso Argentina (con alcuni atleti veri), Usa e Giappone: attualmente dovrebbe essere lo slalom gigante ufficiale più lungo del mondo.

Assolutamente entusiasmante. Si parte sul panettone del Seceda, ogni 30 secondi a 2 a 2, su tracciati paralleli nel muro iniziale, che poi confluiscono in un unico tracciato dove è ammesso il sorpasso... In partenza, fra un brulicare di atleti e addetti, non so se tramortisce di più il panorama verso Odle, Cir, Puez-Gardenaccia, Sella, Dolomiti del Cadore e dell’Agordino, Sassolungo, Catinaccio, Sciliar.. . tutto! O se è più il timore della gara, perché la prima parte, più pendente, ha sempre neve dura primaverile, tipo firn… bella ma insidiosa per chi non ha sci da agonismo… le porte relativamente strette in questa fase limitano la velocità ma fino a un certo punto: qui si viaggia già sui 60-70 kmh…Poi la pista si restringe, sfiora baite e fienili fra brevi cambi di pendenza e falsopiani da affrontare a uovo. La neve qui cambia, diventa molle, incisa da grosse buche, e già la fatica si sente. Ma un bravo sciatore deve cavarsela su ogni tipo di terreno..Poi la pista piega a destra sotto il Col Raiser entrando nel bosco. Interminabile… Di nuovo un tratto piuttosto pendente… poi è tutta dritta, tipo un grande campo scuola dove però tieni la velocità sostenuta, ma ci sono anche grandi buche fra le porte e neve mollissima… Traguardo. Pant pant pant... Davvero esausti.

Per la cronaca (per il dettaglio vedi qui: http://www.dovesciare.it/news/03/04/2016/val-gardena-a-max-blardone-e-ilka-stuhec-ledizione-2016-della-ardenissima  ) il miglior tempo assoluto l’ha ottenuto Max Blardone con 3’49’’88 (ciliegina sulla torta per la sua chiusura di carriera, questo successo), mentre fra le donne ha vinto ancora una volta Ilka Stuhec, seguita da Federica Brignone (in gara c’era anche la mamma Maria Rosa Quario).

Ma al di là delle classifiche, gli aspetti speciali di questa gara che suggella la fine stagione in Val Gardena sono due: il primo, la possibilità per lo ‘sciatore della domenica’ (o quasi: una certa resistenza e capacità tecnica sono preferibili) di tentare di emulare i campioni di ieri e di oggi (c’erano fra gli altri Peter Runggaldier, Konrad Bartelski, Marc Girardelli, Isolde Kostner…), sullo stesso identico tracciato, nonché di confrontarsi e socializzare con loro. Trovo tutto questo estremamente affascinante. E poco importa se loro ci mettono 4 minuti ad arrivare al traguardo e noi ce ne mettiamo 5 o 6 o 7 di minuti… l’importante  è divertirsi e ‘sopravvivere’ alla neve trasformata e alla lunghezza della pista. La seconda peculiarità esclusiva: appunto la lunghezza inusuale della competizione, ben 6 km con 1055 metri di dislivello con 115 porte, sulle piste stupende del Seceda * e poi del Col Raiser, fra Selva/Santa Cristina e Ortisei,  impreziosita da uno scenario dolomitico impressionante. Scenario dolomitico che ha stregato perfino una professionista reduce da una dura stagione come Federica Brignone, con il fidanzato francese Nicolas Raffort (nazionale in Coppa del Mondo): i due domenica hanno voluto farsi in privato il Sella Ronda, l’ultimo possibile nella stagione, ma il primo in assoluto per la coppia, studiandosi la mappa come turisti qualunque… E dire che di sciare ne avranno ben avuto abbastanza…

*A proposito di piste lunghe: sempre dal Seceda, a oltre 2500 metri, parte anche la ‘Longia’, 10 km fino a Ortisei, fra curvoni e tratti di pendenza dolce dove puoi anche rilassarti un attimo. E’ una delle mie piste preferite delle Alpi.

 



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