La più 'tecnica' delle stazioni sciistiche delle Dolomiti


Per i fan delle Dolomiti d’inverno Arabba vuol dire semplicemente due cose: le piste più impegnative del Sella Ronda (e questo è ben noto) e il bollettino meteo più affidabile (e questa è una curiosità). Nel paesino sciistico acquattato a 1602 metri in una stretta conca del Livinallongo, sotto i passi Campolongo e Pordoi, ha infatti sede il Centro Sperimentale Valanghe e Difesa Idrogeologica, che fa capo all’ARPAV del Veneto. E al di là delle sigle burocratiche, quello che sentenzia Arabba sul tempo nelle montagne del nord est è legge per gli appassionati -  non ci sono app o altri siti che tengano per loro –. Non a caso il Centro meteo si trova qui ad Arabba, dove l’ambiente è un po’ più rude e severo, dove le precipitazioni sono abbondanti, e balze, pareti e pendii vergini formano un vero laboratorio a cielo aperto per gli studi meteonivologici sulle Dolomiti. Qui nevica, nevica, e la neve rimane a lungo, come una volta. E si viene per sciare, sciare e ancora sciare. Da un punto di vista geografico siamo nell’alta valle del Cordevole, quindi nell’Agordino, ma culturalmente dobbiamo parlare di Livinallongo: una valle ben definita, stretta fra il Gruppo del Sella e la catena del Padon, con una forte identità ladina (in lingua locale, valle di Fodom). 

Anche paesaggisticamente e geologicamente il Livinallongo è un’entità a se stante, diversa dall’immaginario delle Dolomiti. Anche sotto la neve, si evidenzia il contrasto fra i rilievi ‘vulcanici’ del Padon e le vicine dolomie del Sella. La gran varietà di terreni ed esposizioni, e la conformazione dei versanti, d’altronde, ha fatto la fortuna di Arabba come stazione sciistica. Sì, il paesino ai piedi del Passo Pordoi è una roccaforte del grande sci delle Dolomiti, e le sue piste, nelle preferenze degli appassionati, stanno al top. Chi è impegnato nel Sella Ronda (il giro dei 4 passi), sicuramente viene tentato a prolungare la permanenza ad Arabba, vero punto chiave fra Pordoi e Campolongo, per ripetere almeno una volta qualche pista mitica del Porta Vescovo, come la Fodom o la Ornella. E non a caso, fra i quattro poli del Dolomiti Superski, Arabba è quello prediletto dai più sportivi, che vogliono concentrarsi sull’essenzialità dello sci. Inoltre, per certe caratteristiche tecniche - dislivelli, pendenze, disegno delle piste – la zona è quella che, nelle Dolomiti, ricorda di più le Alpi Occidentali.

Conta una sessantina di km di piste fino ai 2538 metri di Forcella Europa, a cui vanno aggiunte quelle della Marmolada, con la quale forma  una zona unica del Dolomiti Superski, detta appunto Arabba-Marmolada, la dotazione è di tutto rispetto, ma ovviamente sono quasi 500 i km se consideriamo le valli collegate. I collegamenti impiantistici del paese abbracciano quindi più fronti: in direzione passo Pordoi e Belvedere di Canazei (e quindi Val di Fassa e poi Passo Sella-Gardena), oppure verso il sistema Cherz-Campolongo (Alta Badia) mediante gli impianti del Burz e del Bec de Roces, negli ultimi anni soggetti a grande rinnovamento. E naturalmente verso il Porta Vescovo, nell’altro versante, servito da potenti impianti (cabinovia doppia fune). Qui ci sono le piste mediamente più tecniche delle Dolomiti, quasi sempre con neve dura o farinosa. Delle vere ‘supernere’,  picchiate di 900 m di dislivello, con una lunghezza continua di oltre 4 km. In tutto le piste del solo Porta Vescovo sono 11 per 22 km e 8 impianti. Con un sistema di collegamento realizzato con facili piste e lunghi impianti, in una gelida conca innevatissima, si scollina poi al Passo Padon, per buttarsi con una lunga e movimentata pista ‘belvedere’ sulla Marmolada verso Fedaia-Malga Ciapela.

Sullo storico versante Burz, ci sono campi scuola e un lungo tracciato di grado facile. Una bella discesa è anche il rientro di 7 km dal Pordoi, piacevole e facile, ma affollato di sciatori impegnati nel Sella Ronda.

Il contesto del paese è sì carino, ma non è platealmente scenografico come nelle valli dolomitiche più famose; lo stesso Gruppo del Sella che incombe con il Piz Boè, che da questo versante si esibisce più come una bianca piramide che un bastione verticale; il paese di Arabba non è ridondante di alberghi e ristoranti rinomati come nella vicina Alta Badia. Oggi di fatto è un compatto agglomerato di edifici turistici mai pretenziosi nè troppo invadenti, ma curati e funzionali alla vacanza (la maggior parte ‘sci ai piedi’ o a distanza di passeggiata dagli impianti), attorno alla chiesa seicentesca lungo la storica strada delle Dolomiti. Sul ripido versante al sole verso il Passo Campolongo, i prati del Cherz e il Col di Lana (un simbolo della valle, legato, quest’ultimo alle ben note vicende della Grande Guerra), residuano sparuti fienili. Un fatto nuovo rilevante degli ultimi tempi è l’Arabba Fly, una seggiovia di collegamento che dal 2015 sorvola  i due versanti del paese e oltrepassa la strada statale del Pordoi. In questo modo Arabba si avvicina ancor di più di più al concetto del paese-resort, cioè stazione sciistica ‘totale’ (in gergo, ski in ski out),  come ben poche altre delle Dolomiti.

E se fra i grandi protagonisti del paesaggio c’è il Gruppo del Sella, che quasi si tocca con mano sui panettoni innevati del Burz (dove nacquero i primi impianti di Arabba quasi 60 anni fa) e del Bec de Roces, non si può dimenticare la Regina, la Marmolada. In basso, dal paese non si vede, ma dal punto più elevato delle piste del Porta Vescovo lei è proprio di fronte: dispiega da vicino lo spettacolo più completo del suo dorso settentrionale, maestoso, senza alcun ostacolo alla vista.

 



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