Anche nello sci turistico è necessario un consapevole approccio alla montagna


In un inverno come questo, decollato solo da pochi giorni, può suonare come una vera e propria beffa aver rimandato la nostra Ski Night al Corvatsch di St. Moritz il 5 marzo scorso. Allerta con possibile chiusura strade? Ma quando mai? – qualcuno avrà pensato. Soprattutto in quei giorni, quando i bollettini meteo ci stavano azzeccando un po’ meno del solito… E invece la decisione fu quanto mai saggia oltre che coraggiosa. Perché poi è successo esattamente quanto temuto: una nevicatona di altri tempi, violenta e rapida. Con i pullman, ma anche in auto, sarebbe stato un disastro e in centinaia sarebbero stati costretti a chiedere ‘asilo politico’ in Svizzera per almeno una notte (non che la cosa sia sgradevole, ma magari un po’ cara)... Benissimo dunque lo spostamento al 26 marzo.

Ma al di là di tutto, che cosa ci insegna un episodio del genere? Scusate il predicozzo, ma questo è un tema che mi sta a cuore. Con la montagna non si scherza, anche quando parliamo di sci inteso come turismo o come semplice pratica sportiva. Anni di inverni miti ci hanno viziato fin troppo. E mai come in tema di meteorologia la nostra memoria è corta. Ma certo che in montagna, e anche in pianura può nevicare, e fare molto freddo: che scoperta. E allora dobbiamo aspettarci prima o poi qualche inconveniente, se frequentiamo le piste da sci. Un blocco stradale, una strada chiusa, una bufera, una giornata ventosa che ci costringe a rinunciare alla sciata o alla gita. E come in pista dobbiamo sempre essere ben equipaggiati indipendentemente dal livello sciatorio e dalle previsioni, con i giusti materiali per l’intimo, la tuta tecnica in materiali idrorepellenti, gli scarponi di misura e ben stretti, i guanti, la maschera (no occhiali da sole da città!), il casco (che tiene al riparo dalla neve assai meglio che un berretto inzuppato), … allo stesso modo se andiamo in montagna con l’auto, questa deve essere in perfetto stato e con tutti i ‘livelli’ giusti (compreso il liquido per i tergicristalli con antigelo). E ovviamente dotata di buone gomme termiche. Che, si badi bene, a volte non bastano in caso di forti nevicate su un passo alpino: è sempre meglio pertanto avere al seguito anche un paio di catene di emergenza. Evitiamo dunque di trovarci mal equipaggiati in montagna, anche a fine stagione.

Forse la connessione sempre e ovunque, le app meteo sul telefonino e un certo approccio superficiale in generale ci fanno sentire fin troppo sicuri in montagna. E forse perché siamo un paese latino, strepitiamo quando troviamo una chiazza di neve sul marciapiede davanti a casa o la strada non è pulita perfettamente mentre nevica…. Personalmente trovo questo atteggiamento irritante: il cancello di casa, sotto una certa età e in buona salute, ce lo possiamo spalare da soli; e la strada verrà pulita appena possibile (sfatiamo al proposito un mito: non crediate che nel nord est degli USA o nel centro nord Europa puliscano meglio le strade che da noi…). Purtroppo ci si mettono anche i media con il ben noto sensazionalismo e le paranoie meteo...

Come quelli che si lamentano che ‘non sanno battere le piste’ quando trovano due gobbette e neve soffice dopo una nevicata. Ma fatemi il piacere, accettiamo quel che la natura passa. E ringraziare. Perché non è sempre colpa di ‘altri’ o dello Stato se in montagna può esserci qualche disagio. Siamo noi, piuttosto, che non sempre dimostriamo una vera cultura della montagna.

(nelle foto in allegato, emergenze e nevicate cittadine...)



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