Il futuro del turismo sciistico nelle Alpi


Ma chi sono gli sciatori? E quelli che non sciano affatto, chi sono? E quelli che non sciano più? Conoscere il proprio pubblico di riferimento è l’ABC di qualsiasi attività. E la terza di queste categorie è forse quella più interessante per chi ha a cuore il nostro mondo: come si può motivare queste persone a ritornare a sciare e a vivere l’inverno?

Forse, infatti, è più facile convincere gli indecisi o chi avuto già qualche esperienza sulla neve che gli absolute beginners: per esempio, in un paese come la Germania, culturalmente vicino al turismo sulla neve, in cui i praticanti di sport invernali sono metà della popolazione, il restante 50% che non ha alcuna esperienza al riguardo (in Italia la percentuale è molto maggiore) preoccupa molto gli operatori del settore: perché nell’ambito di questo 50% di ‘pigri’ o non interessati, la stragrande maggioranza dichiara che l’idea di provare a sciare o andare in montagna è ben lungi da loro… (Fonte: Roth/Krämer/Görtz, 2012). Partendo da questa premessa, è stato realizzato uno studio internazionale molto ampio e articolato “The Future of Winter Travelling in the Alps” affidato ad AlpNet e da Future Mountains International da parte di IMS Südtirol

Ne emergono dati e tendenze assolutamente stimolanti sul futuro del turismo invernale e sulle chiavi di accesso che gli operatori dovranno usare per garantire vitalità al settore.

In totale sono stati analizzati oltre 290 documenti di letteratura sul tema e sono stati interpellati 33 esperti. La domanda di fondo a cui questo studio ha cercato di rispondere è se e come il turismo invernale sulle Alpi potrà continuare a essere concorrenziale a livello internazionale anche in futuro.

Ebbene, ne è emerso che in primo luogo il motore per la motivazione sarà l’unicità dei luoghi e dell’esperienza. E qui ci siamo, perché la montagna e l’ambiente alpino in generale è difficilmente imitabile; poi segue la qualità dell’infrastruttura in un territorio. Piuttosto curiosamente la sicurezza (“Safety & Security issues”) si trova invece in fondo alla scala:  secondo gli esperti di turismo alpino, questo tema non ricopre un ruolo così importante (lo è forse più per le autorità, che giustamente devono ridurre i costi sanitari, che per il grande pubblico e quindi gli operatori, anche se forse il problema ha una percezione mediatica piuttosto impattante).

I principali punti deboli che invece potrebbero scoraggiare nuovi sciatori e soprattutto ostacolare gli sciatori di ritorno sulle Alpi sono legati alla mancanza di innovazione e di iniziativa degli operatori che magari si adagiano su un’offerta standardizzata, e poi alla scarsa capacità di coordinamento e armonizzazione delle offerte, in particolare nel settore del target alto e del lusso. In terza battuta c’è il fattore economico, perché i costi per le infrastrutture sono molto alti e trainano a loro volta in alto il livello dei prezzi, cosa che ovviamente tende a dividere i frequentatori della montagna, potenziali o effettivi che siano, in due ‘classi’ ben definite, cioè chi può (pochi) e chi non può (molti). In terzo ordine fra i fattori critici messi in evidenza dagli esperti vengono l’accessibilità e la mobilità, le incertezze relative alla questione neve e meteo e solo ultima la sostenibilità (quando magari si poteva pensare che questi ultimi sarebbero stati al primo posto…). Ci torneremo sopra a questo studio, il cui team di ricerca è stato composto dal Prof. Hubert Siller dell’istituto universitario MCI Innsbruck, dal Prof. Dott. Ralf Roth della Deutsche Sporthochschule di Colonia e dal Prof. Dott. Harald Pechlaner dell’Eurac Research di Bolzano.



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