Ski World Ahrntal (valli di Tures-Aurina), comprensori (quasi) inediti


di Fabio Bottonelli - skiwriter

Nel corso della mia carriera sci-giornalistica ho percorso almeno una volta il 95% delle piste e degli impianti dell’Alto Adige, compresi gli skilift minori di paese. E nel corso del tempo ho ovviamente eletto certe valli come posti del cuore, che ancor oggi torno a ‘ripassare’ più volentieri. Tra queste, c’è la valle di Tures e Aurina, in Alto Adige/Südtirol. Una zona ancora relativamente inedita, formata dai due comprensori Speikboden (una volta noto come Monte Spicco) e Klausberg (Cadipietra) nel territorio dei comuni di Campo Tures, Valle Aurina, Selva dei Molini e Predoi. Ribattezzata qualche anno fa come Ski World Ahrntal*, la destinazione, che comprende anche i 2 minicomprensori di Riva di Tures e Rio Bianco per un totale di 74 km di piste fra 950 e 2500 m, mi è sempre piaciuta per vari plus specifici. E’ per tutta questa serie di peculiarità  che la Valle di Tures-Aurina può a ben donde proporsi come una grande scoperta nel panorama dei comprensori sciistici italiani, magari per queste vacanze natalizie in corso.

Il primo: la valle termina nel punto più settentrionale d’Italia, la Vetta d’Italia, ed è racchiusa da 80 cime oltre i 3000 metri immerse nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, che hanno rappresentato la ‘palestra’ di Hans Kammerlander, nativo di Campo Tures.

L’innevamento naturale è superiore alla media, non solo per la quota ma anche perché la valle ‘prende’ la neve sia delle perturbazioni del nord Europa sia da quelle dei fronti atlantici (ma il sole è italiano: quasi sempre presente). Quindi l’atmosfera è quella delle grandi montagne, un po’ diversa da quella delle Dolomiti. Secondo, gli impianti sono tutti praticamente nuovi, le piste – con dislivello fino a 1400 m e pendenze non certo banali – lasceranno a bocca aperta i più scettici: parola mia (vedi al riguardo la part II di questo articolo).

Terzo: l’ambiente è genuino e autenticamente tirolese, la gente è simpatica e festaiola (ci sono 30 baite fra quota e valle), c’è molto sapore, molta storia, ma con forti slanci verso la contemporaneità . Un possente maniero come il Castello di Tures ‘gioca’ con le architetture più trendy e spinte, i tanti masi antichi sono sempre custodi della gastronomia verace e della tradizione, ma si ampliano e si riconvertono, diventando piccoli resort gioiello: ne ho un fresco esempio, con il mio ultimo soggiorno nel marzo scorso, nel maso Hochzirm sopra Campo Tures, dove stanno di lusso persino (anzi soprattutto) le vacche di casa, in un’architettura no frills ma proprio per questo estremamente elegante.

In generale, a tal proposito, si riscontra nelle Valli di Tures e Aurina un fervore e un’innovazione con pochi uguali in tema di accoglienza. Sono nati perfino diversi 5 stelle, come l’Alpenpalace o l’Alpin Royal, poi ci sono diversi 4 stelle superior, nonché iniziative di ristorazione singolari, come lo stesso Hochzirm, o il modernissimo Stochas a Cadipietra, che aggiunge influssi internazionali ed etnici alla cucina ricercata a base di prodotti locali.

Infine, la chicca. In valle si sono inventati un trinomio tutto particolare: sci, formaggi e birre. Un’esperienza esclusiva, forte del fatto che questa è la prima e forse unica valle dell’Alto Adige che vanta una certa tradizione casearia. La guida Martin Picher, degustatore professionale di formaggi, ogni mercoledì dall’11 gennaio al 29 marzo alle ore 14 guida i partecipanti sugli sci (29 euro la quota) a Ski & Cheesedi baita in baita per una serie di degustazioni tecniche di differenti formaggi locali abbinati a vini o birre (come quelle prodotte dal birrificio artigianale con stabilimento modello GustAhr a San Giovanni). E ogni due anni (prossima edizione dal 15 al 17 marzo 2024) si tiene il Festival Internazionale del Formaggio, che ha assunto ormai un rango internazionale.



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